L'Uomo Bicentenario e le tre leggi della robotica
Facendo zapping sabato scorso approdo su una replica de “ L’Uomo Bicentenario “, un film di Chris Columbus del 1999, ispirato all’omonimo racconto lungo di Isaac Asimov.
Avendo apprezzato parecchio il racconto, mi sono soffermato a seguire le vicissitudini cinematografiche del robot NDR-114 (aNDRew per gli amici), notando come si discostassero non poco dall’originale.
Effettivamente il racconto era decisamente poco adeguato a una versione sul grande schermo: talvolta lento e abbstanza cervellotico. Gli sceneggiatori hanno dovuto per forza di cose rallegrarlo con qualche aggiunta e qualche taglio.
Negli ultimi minuti del film pero’, avviene una cosa che oltre a non esser narrata nel racconto non sarebbe mai potuta accadere nel mondo creato da Asimov:
la ‘compagna’ umana del robot Andrew, dopo averlo assistito fino alla ‘morte’ e anche lei molto malata chiede a una robot infermiera (Galatea, una macchietta comica presente per una buona metà della pellicola) di ‘staccarle la spina’, e lasciarla morire.
La richiesta viene conclusa con un “è un ordine!”, al che Galatea esegue quanto chiesto.
Il dubbio mi ha colto e sono andato a rileggere le 3 leggi della robotica , alla base di tutto il filone dei robot:
- Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge.
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.
A occhio e croce la seconda legge, che obbliga il robot a obbedire agli esseri umani, cozza però con la prima, non permettendo alla macchina di recare danno a un essere umano anche se gli è stato ordinato di farlo: e questa condizione non decade nemmeno nel caso in cui gli esseri umani coinvolti nella prima e seconda legge siano la stessa persona.
Sbaglio? Oppure Galatea faceva riferimento alla famosa ‘Legge Zero’
- Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.
che, non potendo essere infranta, la obbligava comunque a porre fine alla vita dello scarso personaggio di ‘Portia’ creato dagli sceneggiatori, per salvare l’umanità da sue successive apparizioni? :-)